Scuole superiori

“SONO UN DSA MICA UN …”

INIZIA UN CICLO DI CONFERENZE  DEDICATE AL COACHING SCOLASTICO. “SONO UN DSA MICA UN CRETINO!” Affermazione di un ragazzo discalculico che ha terminato, con ottimi voti, il ciclo della scuola media. Dislessia discalculia disgrazia DIs DIs DIs… cosa vuol dire  e sopratutto come  e cosa fare? I rapporti con la scuola, con gli  insegnanti,  tecniche per apprendere al meglio,  come creare e saper utilizzare al meglio gli strumenti compensativi  previsti dalla legge. Con la nostra esperta, Coach,  Dott.ssa P. Adamoli.  Linguaggio semplice, diretto,  tante informazioni e suggerimenti pratici, spazio per domande e la possibilità di chiarirsi le idee per  trovare qualche modo nuovo per affrontare meglio le situazioni in famiglia.  Finita la conferenza, si potrà chiedere un incontro individuale per sottoporre casi personali. Conferenza itinerante e a richiesta. PER INFORMAZIONI o PRENOTAZIONI  373 8681523   info@wondermamy.tv

DROGA…COME EVITARLA!

Adolescenza felice anche senza sostanze? Perché gli adolescenti usano la droga? Quali sono le modalità migliori da adottare utili alla prevenzione? A queste e tante altre domande risponderà la dott.ssa Silvia Pelizzi Psicologa, Psicoterapeuta, che ha seguito per più di un decennio ragazzi, adulti e le loro famiglie nell’ambito della tossicodipendenza. Le droghe servono per alterare chimicamente la percezione di sé e del proprio valore, per sentirsi invincibili, potenti e in sintonia con se stessi e per provare una felicità, che in altro modo, i ragazzi che ne fanno uso, non riescono a percepire. Purtroppo le droghe portano con sé anche disperazione e miseria intellettuale, affettiva ed economica. Sono invitati i genitori, i nonni, gli zii, gli educatori, gli insegnanti e tutte le persone desiderose di conoscere un progetto di prevenzione e affrontare il problema. L’incontro è alle ore 21.00 il giorno 15 maggio presso il centro di Wonder Mamy in Via G. Frua 7, Milano. Entrata libera, gradita la prenotazione. Per informazioni: info@wondermamy.tv Cell. 373 8681523

ABBANDONO SCOLASTICO

Di Silvia Pelizzi Abbandonare la scuola per molte ragazze e ragazzi ( e le loro famiglie ) è una conseguenza logica, una risposta ad anni di sofferenza scolastica, di difficoltà vissute e variamente etichettate – pagella dopo pagella – che in breve si trasformano in profezie autoavveranti e nel conseguente abbandono. Nei fatti, l’abbandono arriva nelle scuole superiori (ma solo perchè prima non si può per legge) come una soluzione prevista e prevedibile, un punto d’arrivo, una condizione costruita fin dai primi anni di scuola elementare. E’ proprio lì che infatti nei primi tempi di scuola, vengono accesi o spenti interessi, curiosità e amore per il sapere, è proprio lì, in quel delicato passaggio tra il gioco per conoscersi e il gioco per conoscere che il bambino imbocca la strada della gioia dell’imparare piuttosto che il disgusto per il lavoro che l’imparare richiede. Pare un paradosso ma il nostro paese che a partire dal primo 900 e poi decennio dopo decennio era riuscito a costruire uno dei migliori sistemi scolastici al mondo (tant’è che oggi ad esempio,in molti paesi ancora la didattica Montessoriana fa parte dei sistemi educativi di base) da tempo è dimentico del proprio passato, un passato dove il valore dell’inclusione sociale e delle pari opportunità di studio,

GRAZIE, PROF, MA ME NE VADO

“Prof, si ricorda di me?” In genere questa domanda suscita confortante soddisfazione, essenzialmente per due ragioni: la prima è che gli anni trascorsi sul mio viso e i chili depositati sul mio corpo non mi hanno resa cosi’ irriconoscibile; la seconda è che il ricordo che ho lasciato nel cuore e nella mente di quell’ex-studente non è stato cosi’ disastroso da fargli girare la faccia dall’altra parte quando per caso mi ha incrociato in coda al supermercato. Ritrovare un alunno diventato ormai grande che ci riconosce e ci ricorda con un briciolo di affetto e di stima, scoprire che davvero gli abbiamo insegnato qualcosa condividendo con lui il nostro sapere e il nostro esempio, dà senso a chi svolge questa professione (per favore, non chiamiamolo mestiere…), dà speranza per il futuro e rassicurazione sul passato. In sintesi ci dice che il nostro operato è stato complessivamente soddisfacente. Ma è veramente cosi’? Chi ci ricorda e per quanto e, soprattutto, come e perché? Se il nostro lavoro è stato onesto, se abbiamo svolto appieno la nostra funzione di “traghettatori” dall’infanzia all’età semi-adulta, dovremmo essere tutti gratificati da simili riconoscimenti. Eppure, nostro malgrado, siamo costretti a vedere che ciò non solo non