I LOVE ROGERS

ROGERS AND ME

…On Becoming a Person. Avevo pensato di star scrivendo per gli psicoterapisti, ma con mia grande sorpresa, scoprii che stavo scrivendo per la gente – infermiere, casalinghe, uomini d’affari, sacerdoti, ministri, insegnanti, giovani – per ogni genere di persone. Ora il libro sia in inglese che nelle sue numerose traduzioni, è stato letto da milioni di persone di tutto il mondo. Il suo impatto mi costrinse ad abbandonare la mia visione ristretta che ciò che stavo facendo potesse interessare solo i terapisti. La risposta che esso ebbe  allargò la mia vita e il mio pensiero. Penso che da allora ogni mio scritto contenga la convinzione che ciò che è vero nella relazione tra terapista e cliente può essere altrettanto vero per un matrimonio, una famiglia, una scuola, un’amministrazione, nel rapporto tra culture o nazioni diverse. Carl Rogers Un modo di essere – Introduzione Editore Martinelli & G. Abbiamo pensato di raccogliere le testimonianze di  chi, entrato in contatto con il pensiero di Rogers, ha potuto migliorare il rapporto con se stesso e con gli altri. Volete contribuire condividendo con noi la vostra esperienza?  

ROGERS: UNA CONVERSIONE NECESSARIA

Di Maria Chiara Verderi Ho fatto la maestra di nuoto per 17 anni e sono stati 17 anni a dir poco entusiasmanti. Fare la maestra di nuoto però introduce un certo numero di cambiamenti significativi nel tuo comportamento. Per esempio ti costringe a imparare velocemente a parlare a voce molto alta (altrimenti i bambini in acqua non ti sentiranno), a ridurre le frasi all’essenziale (non è utile quando un bambino è in difficoltà e fatica a stare a galla o sta rabbrividendo dal freddo inoltrarsi in lunghe, minuziose e dettagliate spiegazioni), a usare principalmente l’imperativo (tipo: “Gigi batti i piedi!” oppure “Alice allunga il braccio!”), a essere pronta a scattare in aiuto di chiunque si trovi in difficoltà anche dall’altra parte della vasca (anche quando sei oziosamente in vacanza al mare), ad avere occhi che vedono a 360 gradi contemporaneamente, a trovare soluzioni per qualunque tipo di crisi in un battito di ciglia e molto altro ancora. Dopo molte ore al giorno per molti giorni consecutivi in piscina, senza che tu te ne accorga, questo modo di rapportarti agli altri diventa il tuo modo abituale di vivere, anche al di fuori dall’ambito lavorativo e specialmente nei momenti di difficoltà. Cioè,

SONO OFFESO!

Di Maria Dionisio Era appena nata mia figlia e il mio primo bambino, suo fratello, aveva 5 anni. Era giugno e a settembre sarebbe andato a scuola. Era un bambino riservato e pensieroso con una particolare attenzione al linguaggio e ai modi di dire. Mi ricordo che dopo aver ascoltato con me la sua maestra d’asilo dire che non sapeva cosa fare davanti a un bivio che le creava problemi, aveva risposto tutto serio: “scegli il male minore no?”, lasciandoci stupefatte. Spesso durante la gravidanza avevo cercato di rassicurarlo, di fargli sentire quanto bene gli volevo e garantirgli che l’arrivo della sorella non avrebbe influito sul nostro rapporto, sul nostro volerci bene così totale e appagante. Quando l’ha vista per la prima volta mi ricordo come l’ha guardata, era veramente sorpreso. Poi si è accorto che anch’io lo guardavo e ha distolto lo sguardo, come se avessi colto qualcosa di intimo, di solo suo che non voleva far trapelare. Siamo tornati a casa, e come sanno tutte le mamme un neonato ti occupa tanto tempo. Sicuramente si è sentito trascurato. Era sempre stato figlio unico, al centro dell’attenzione di tutti gli adulti che conosceva: genitori, nonni, tata, amici dei “grandi”…

se non ci fosse stato lui…

Di Claudia Rolandi C’è stato un tempo in cui mi sentivo sbagliata, non adatta, inadeguata, difettosa ma nessuno doveva scoprirlo, era un segreto, segretissimo. Nessuno lo sapeva, nessuno poteva immaginare neanche lontanamente che io fossi costantemente occupata ad armarmi, nascondermi o alla peggio a scendere a patti con il nemico. Quale nemico direte voi? Ma io naturalmente ! Sempre dietro a dirimere questioni tra me e me, distribuire ragioni e tenere rapporti diplomatici con una parte di me che non mancava mai di farmi sapere di essere scontenta, arrabbiata e delusa…da chi? Ma sempre da me naturalmente ! E allora che fare? Il mondo richiede gente “giusta” per fare cose “giuste” e quindi ?…..quindi se farò finta di essere quella che non sono, li fregherò tutti ! Se mi inventerò qualcosa, le cose per me potranno andare meglio ? Sì, ma poi, che cosa? Quindi diventando  diversa da come ero, potevo trovare un posto nel mondo, ma quale poi, chi lo sa. Questa sarebbe ancora l’insana colonna sonora della mia vita e della visione distorta del mio essere al mondo, se a un certo punto, probabilmente quello giusto,  non avessi incontrato i libri di Carl Rogers. Sono stata irrimediabilmente contagiata