I LOVE FOCUSING

Sono stata al lavoro tutto il giorno e verso le 17 mi chiama mia mamma per dire che papà non sta bene. Ha 89 anni ed è malato da parecchio tempo. Non mangia e non beve abbastanza. Vado a casa loro, chiamo l’ambulanza e lo portiamo all’ospedale più vicino. So già cosa mi aspetta perché sono anni che facciamo questa vita. Il Pronto Soccorso non sembra così affollato ma prima che un medico lo veda passano 5 ore. Lui non reagisce e non parla, mi sembra moribondo. In queste ore d’attesa lo rivedo giovane e forte, avventuroso e pieno di humor, sportivo ed elegante. Non è mai stato bello ma non ho mai incontrato un altro uomo così capace di trasformare la vita di chi ama. Quante cose mi ha insegnato!!! Ormai sono anni che ha mollato, non gli piace essere vecchio e non vuole vivere così ma non è facile morire, non si muore a comando e credo abbia sbagliato i conti… troppi anni di non vita prima di riuscire ad andare oltre.

Ho male agli occhi e credo di aver preso una congiuntivite.

Quando finalmente il medico lo vede mi guarda e dice così, come prima frase – “Finirà come dovrà finire!” Lo guardo e gli rispondo secca: – ” Come tutti!.” ...   mi guarda sorpreso … “intanto si può fare qualcosa?”  – “Si, è disidratato” .

Lo ricoverano che è mezzanotte. La stanza è sporca e il compagno di camera è un demente che urla tutto il tempo. Sono stanca morta, chiedo per favore un’altra camera ma non c’è niente da fare. Sono mortificata e doverlo lasciare lì, in quelle condizioni con uno che urla continuamente frasi senza senso, mi distrugge. Papà non sembra neanche accorgersene.

Passano 3 giorni, la congiuntivite non passa, nemmeno con il collirio più potente.

Uscendo dall’ospedale mi domando ma seusassi il Focusing per ascoltare i Felt Sense, (piccole sensazioni fisiche sfuggenti che se ascoltate con amore e attenzione raccontano cose che il nostro corpo sa di noi e di cui non siamo consapevoli), perché non provare ad ascoltare questo dolore agli occhi che urla per essere considerato mentre io vorrei solo farlo tacere?! Focalizzo e la risposta sorge immediata.

Non permetto ai miei occhi di piangere.
Non posso piangere perché devo stare nel ruolo del maschio di casa. Sono figlia unica, mia madre non è in grado di occuparsi del papà e le cose da fare e da organizzare sono tantissime, mi costringo a stare nel fare e non mi permetto di compatire, né lui né me, non mi permetto di piangere perché devo, voglio essere forte ed efficiente per aiutarlo come meglio posso. C’è una parte di me, invece che vuole piangere ed avere il ruolo che rivendica, quello della figlia. La bambina che è rimasta in me e vede il suo papà in queste condizioni ha il diritto di piangere e forse anche il dovere perché il pianto, le lacrime permettono a ciò che è bloccato, in secca di riprendere il largo, di navigare nuovamente nel mare della vita. Afferrata questa verità, nel giro di un paio d’ore la congiuntivite scompare.

I LOVE FOCUSING!

Non sono riuscita ancora a piangere per lui, ma prima o poi  ci riuscirò.

P.S. Non voglio affermare che usando il Focusing si guarisca da ogni malattia in un paio d’ore ma credo che la malattia venga per insegnarci qualche lezione che dobbiamo apprendere per poter continuare a crescere. Credo che  il Focusing ci dia uno strumento essenziale per dialogare con il corpo e  che il corpo sappia perché si ammala.

Negli ultimi tempi ho avuto l’onore di aiutare altre persone a focalizzare sui sintomi e sempre di più, mi rendo conto di quanto la malattia sia l’espressione corporea dei nostri pensieri, il più delle volte, inconsapevoli.

Per approfondire:

“Malattia e destino”  – “Il destino come scelta”  di Thorwald Dethlefsen Edizioni Mediterranee – “Ogni sintomo è un messaggio”  di Claudia Rainville, Edizioni Amrita …