A SCUOLA IN UN ALTRO MODO

 

PARTE PIGRAPROBLEMI SCOLASTICI IN VISTA… COSA FACCIAMO? PROVIAMO IN UN ALTRO MODO?

Un bambino che ha problemi a scuola è innanzitutto un bambino infelice perché non riesce ad essere all’altezza della situazione, sa di dover fare di più e meglio ma non sa come.
Bisognerebbe come prima cosa fargli sapere che siamo dispiaciuti per lui e che possiamo immaginare come possa provare… la situazione non è facile, soprattutto per lui che è ancora un bambino.

Si stabilisce subito così la giusta empatia e complicità, non è lui il problema ma c’è una difficoltà oggettiva legata alla scuola, da affrontare, insieme…meglio no?!

Viviamo in un momento storico dove tutto deve funzionare e se non lo fa, va aggiustato o sostituito e anche con una certa fretta.

Se questo approccio può funzionare discretamente per gli oggetti, applicato agli esseri umani oltre ad essere inutile, risulta alla lunga molto dannoso. Siamo esseri molto complessi con una vita interiore intensa fatta di tanti aspetti psicologici.
In noi convivono molte voci o parti, ognuna di loro ha una sua vita autonoma con opinioni e desideri diversi che si riflettono sui nostri comportamenti talvolta davvero molto diversi tra loro.

Anche i bambini, come gli adulti, non sono esseri monolitici tutti di un pezzo ma  vivono le stesse contraddizioni, sono spesso impegnati a dirimere conflitti interni, a dialogare con parti tra loro in disaccordo cercando di capire cosa fare e quale delle spinte interne accontentare.

In ogni bambino che affronta la vita scolastica, possiamo trovare una parte che vorrebbe essere la prima della classe, una parte pigra, una parte ribelle o una davvero mortificata perché farebbe qualsiasi cosa per accontentare i propri genitori ma in questo caso proprio non ci riesce.

Avviciniamoci ai bambini in difficoltà a scuola tenendo presente tutto questo, sapendo che stanno vivendo al loro interno certamente  un conflitto, facciamogli sapere loro che ne capiamo la fatica; comprendere ed accettare il loro ‘traffico’ interno li aiuterà a rilassarsi e ad abbassare il livello di stress e di ansia guadagnandoci in presenza e attenzione.

Tanti problemi legati all’apprendimento o al rendimento derivano dal dispendio di energie che il bambino è costretto ad impegnare per tenere a bada sia la sua situazione emotiva interna, sia lo stress derivante dall’atteggiamento poco empatico degli insegnanti e dei genitori, una vera e grande risorsa che potrebbe essere a sua disposizione.

Sgridare o punire i bambini perché non portano a casa i risultati che noi adulti riteniamo consoni serve soltanto a mortificarli e a renderli insicuri; un bambino più sereno avrà maggiore facilità a recuperare terreno e ad essere coinvolto nella vita scolastica.

Fa sempre bene ricordare le parole del famoso Maestro Manzi (per chi se lo ricorda)  “ Il bambino fa quello che può, quello che non può non fa”.

Aiuta a non avere pretese inutili e a crescere bambini in grado di esprimere se stessi accettando i propri limiti. Lezioni che non si imparano sui libri ma non per questo meno preziose.

UN’ ESPERIENZA DI FOCUSING

Questa è la storia di un bambino che fino alla terza elementare ha vissuto grandi difficoltà, i genitori venivano chiamati per colloqui puntualmente, una volta prima di Natale e almeno due volte ancora nel secondo trimestre.

Le maestre erano preoccupate e anche molto scoraggiate, non sapevano più cosa fare, ‘le abbiamo tentate tutte‘ dicevano, ma lo scolaro per loro si impegnava poco, sempre distratto ma soprattutto molto più lento ad eseguire i compiti rispetto al resto della classe.
Dobbiamo sempre aspettarlo, rimane indietro, insomma è di una lentezza esasperante, ci domandiamo come faremo l’anno prossimo quando le cose diventeranno più difficili’.

Questa era l’idea che si erano fatte di lui e questo era come il bambino si sentiva descritto da maestre e genitori che ovviamente si erano uniti al coro preoccupati e anche un po’ delusi.

Arrivarono anche rimproveri, note e poi castighi ma miglioramenti no, anzi.

Naturalmente al bambino non piaceva andare a scuola e cominciava a mostrare segni di insicurezza, sentendosi dire in occasione di un complimento per un compito portato bene a termine, ‘sei bravo’ rispose ‘Si, bravo a fare che? Ad essere sempre l’ultimo?’.

Il lavoro che abbiamo fatto insieme ha avuto come obiettivo tranquillizzarlo dandogli il permesso di raccontare come si sentiva lui in tutta questa situazione, offrendogli uno spazio per un ascolto attento delle sue emozioni e delle sue sensazioni che altro non sono che l’espressione del disagio.

Insieme ci siamo presi cura della parte chiamata dagli altri ‘lenta’, domandandoci come potesse sentirsi visto che tutti la sgridavano e le dicevano che non andava bene.

Aiutare i bambini ad entrare e ad uscire come attori in una loro parte fa parte del metodo del Focusing, i bambini non hanno difficoltà, divertendosi mettono della distanza tra loro e quello che li fa star male, sentendosi subito meglio.

Abbiamo ascoltato e consolato la parte criticata ed è stato il bimbo stesso che ha trovato soluzioni e strategie per rassicurarla e aiutarla ad andare a scuola sempre meno preoccupata di non essere all’altezza.

L’ansia da prestazione in pochissimi incontri è svanita, il bambino ha cominciato ad andare a scuola con più entusiasmo, dimostrando più interesse, meno distratto e meno lento.

Nel giro di un quadrimestre il problema è rientrato, e mentre le maestre notavano la trasformazione, i risultati scolastici non hanno tardato a migliorare.

Il bambino non sarà mai il più veloce e non è necessario che lo diventi, pur non rinnegando la sua parte lenta, ha trovato il modo di farla collaborare senza stressarla e tutto questo da solo, non è fantastico?