LA SCUOLA! :( E SE QUEST’ANNO…

TRE INCONTRI CON LA NOSTRA ESPERTA, COACH, DR.SSA ADAMOLI, SU RICHIESTA NELLE SCUOLE E AL NOSTRO CENTRO

INCONTRI ITINERANTI,  ANCHE A RICHIESTA NELLE SCUOLE

CYBER STALKING

CYBER BULLISMO E CYBER STALKING  – 

DSA
“SONO UN DSA MICA UN CRETINO!”    -

IMPARARE A COMUNICARE 02

IMPARARE A COMUNICARE - Come comunicare con i figli, come aiutarli a comunicare  -

SCUOLA…

Dovrebbe essere una parola amica per bambini, ragazzi e genitori invece, purtroppo, il più delle volte è la parola nemica per eccellenza, l’incubo di notti agitate e mal di pancia per i bambini più piccoli,  motivo di stress per quelli più grandi  ansie per le loro famiglie.

Oggi – e non solo da oggi – la parola “Scuola” sembra diventata più un’amara medicina da deglutire   in fretta e dimenticare – gli abbandoni scolastici parlano chiaro – piuttosto che una chiara opportunità di crescita, uno spazio pensato per acquisire strumenti utili al sapere e alla conoscenza dove poter fare buona pratica di socialità, di relazione e imparare non solo di grammatica, matematica o che altro, ma apprendere e intraprendere  piano piano, con i giusti ritmi,  il cammino verso “l’adultità” che vuol dire: saper scegliere, decidere, risolvere e soprattutto  imparare a realizzare i propri progetti per se stessi,  per tutti.

I motivi per cui la Scuola è diventata così poco appetibile sono sicuramente molti, ognuno pensandoci può trovarne qualcuno che calzi  alla propria esperienza o pensiero.

Per semplificare potremmo dire, per fare un paio di esempi, che sicuramente, le circostanze temporali economiche e culturali degli ultimi anni , non hanno collaborato al far fiorire gli spazi educativi e che, sicuramente l’aver perso di vista ed  ignorato le origini pedagogiche della nostra “scuola italiana” – per altro invidiatissime in altri Paesi –  non hanno consentito uno sviluppo innovativo dei passati modelli ed anzi, hanno contribuito ad un vero – e forse non casuale – depauperamento di risorse ed esperienze. Potremmo ancora addossare ai  soliti “altri“ responsabilità e colpe ma con quale vantaggio? Passerebbero forse  i mal di pancia a noi e ai figli ? Sarebbero strumenti utili a modificare l’approccio allo studio emozioni di rabbia o ostilità?

Se vogliamo ricomporre le cose è importante, fondamentale e necessario riprendere in mano la scuola per restituirla ai nostri bambini e ragazzi, riprendere con urgente impegno il filo di un discorso pedagogico “per la cultura” che è stato  interrotto  nel tempo e  per necessità  che si sono  ormai dimostrate non essere necessità reali per la scuola e di valore per chi deve stare nei banchi o in cattedra. E’ necessario decidere e riprendere in mano la scuola perché, e può sembrare retorica, l’ignorare le cose porta con sé  l’ignoranza e la conseguenza di un vivere senza sviluppo se non lo sviluppo di pochi nell’ignorare degli altri.

Riprendere in mano la scuola? Come si fa? Cosa vuol dire?  Domande legittime e le  paure sono sacrosante quanto i dubbi, eppure non serve la fatica del ciclope, serve solo uno sforzo di coerenza, un impegno all’attenzione per un obiettivo apparentemente egoistico (il nostro bambino) ma in realtà comune (tutti “ i nostri” bambini ). Serve saper portare critiche costruttive  ed essere pronti ad accoglierle, serve proporre  e praticare –  ogni giorno  – uno spirito di “ripresa in carico” delle responsabilità. Serve che ognuno riprenda il proprio ruolo : educandi, educatori, genitori . Serve che ciascuno assuma in sé il carico della propria parte fidandosi nella reciprocità.  Serve soprattutto una chiara ridefinizione delle competenze e la conoscenza delle basi valoriali  su cui poggiano. Serve una chiarezza di progetto per tutti gli attori della scuola. Serve chiedersi e capire, spiegare e spiegarsi : “Perché sono un alunno? Uno studentessa? Perché mando mia figlia mio figlio a scuola? Perché ho scelto il mestiere di “Maestro”  ( e si dice Maestro perché sempre, chi siede in cattedra, che sia in un aula di Asilo, Elementari, Medie, Superiori  o all’Università deve sapere  di esserlo e sentirsi tale ).

Serve un ruolo attivo, perché la scuola è e deve essere di tutti e per tutti e ognuno deve poter trovare ciò che è “giusto” per se stesso e poter così contribuire al tutto . Serve ritrovare la voglia di dialogare sui temi della didattica come arte creativa  psicopedagogica ma anche il coraggio di dire che si, potremmo anche restare oltre il 150esimo posto delle  graduatoria internazionali (come risulterebbe dalle ultime indagini sugli Atenei Universitari)  ed essere considerati non competitivi secondo gli algoritmi del mercato dell’economia nozionistica però, potremo nuovamente affermare con  orgoglio che siamo unici nel saper creare, crescere e coltivare “Persone” , Persone, con la capacità  di apprendere in ogni momento e contesto della vita e quindi poi “anche” di poter competere se proprio e quando necessario.

Serve un movimento enanziodromico per incontrare il nuovo, un correre indietro nel verso dell’andare avanti , ricordare e tener presente l’origine della “nostra” scuola  – skholè greca –  che per come la intendevano gli antichi, era luogo dell’ozio, del tempo libero nel quale apprendere.