Introduzione

La scuola che vorrei ? No, ora, la  VOGLIO !
La scuola che vorremmo … bene da ora è necessario riavere il coraggio di dire  e pensare e agire perché  la scuola diventi, senza più paure dubbi e debolezze (di comodo) : “La scuola che voglio”.
Certo molti penseranno  facile a dirsi ma da dove si comincia?
L’inizio è paradossalmente semplice perché strettamente legato alla nostra sopravvivenza stessa, al rifar vivere la nostra società il nostro paese cioè ridare a noi stessi – e ai nostri figli – un senso e una possibilità di vita piena. Serve nei fatti (basta con le parole affabulanti e il continuare a dire che è sempre colpa di qualcun altro … ) un cambio di abito mentale e sopratutto un cambio culturale di pensiero oltre che, un volontà di speranza e di senso di responsabilità  sociale che guardi  al futuro, il futuro per i bambini di oggi, adulti di domani.
Per capire la situazione e rendersi conto che è necessario fin dal proprio piccolo rimboccarsi le maniche e cambiare le cose, ecco un dato pubblicato poche settimane fa dall’ISTAT  – da cui risulta che 7.800 tra bambini e ragazzi in età  d’obbligo scolastico hanno abbandonato la scuola. La tendenza negativa è nel 2012 al quarto anno consecutivo. La Commissione europea ci ha indicati tra i paesi con la più difficile realtà scolastica. l’Italia è tra le peggiori cinque d’Europa (su 28) per abbandoni: lasciano i banchi troppo presto il 17,6% di alunni. ( art.La Stampa 05/2104  dati 2011-2012 ) I dati poi sembra peggiorino  avvicinandoci al 2013 . In alcune regioni si sfiora il 67% di abbandono nella fascia 15 -18 anni. Sono dati, sono numeri e si potrebbe dire con una punta di rammarico : “ohhhh però quanti ragazzi finiscono in mezzo ad una strada… poveretti.. ” in realtà i poveretti siamo tutti noi e lo saranno di più i nostri figli e quelli che verranno perché ?
Perché…  un ragazzo, una ragazza  che non hanno trovato nella scuola nessun motivo di andarci al punto da abbandonarla – “disperdersi” come scrivono laconicamente i rapporti  ministeriali – quando a loro volta saranno genitore che messaggio potranno  portare ai propri figli? Li manderanno forse a scuola? sapranno sostenerli nei momenti difficili dello studiare dando loro una giusta motivazione per farlo? Sapranno allacciare rapporti di alleanza con i professori? Che futuro ci sarà per loro ? Non voglio tediare con altre statistiche  che legano la scolarizzazione dei genitori con quella dei figli ma è palese che non siamo più negli anni fine guerra, dove la nostra Italia era per metà ancora analfabeta ma con il sogno di tutti di migliorare se non se stessi, i propri figli per  permettere loro di guardagnare una posizione più dignitosa nella società  ( e lo studiare diventava l’arma pacifica  per la  conquista di un posto al sole ).
Il problema dell’abbandono non è un problema solo legato all’oggi e per il quale scandalizzarsi bonariamente…Le radici del problema sono nel nostro tempo ma il dramma vero sarà nel periodo a venire.
Dunque, cominciamo ad usare senza paura i presenti e gli  imperativi  piuttosto  che  condizionali o verbi al  futuro,  cominciamo con il pensare  ” La scuola che voglio ” .
E il primo passo è fatto. Seguiranno  altri passi pratici e da condividere.