Introduzione

pediatra2 copiaFormazione scolastica  a parte, la mia storia inizia a fine anni ’50, quando, bimbetta, mi “infilavo” di soppiatto nella nursery della Casa di Cura  che mio papà e mio nonno dirigevano a quei tempi. Ecco, la mia passione è stata prima di tutto sensoriale : olfattiva, perché amavo l’odore di quei piccoli fagottini, un misto di rigurgito, cacchina, olio e borotalco,    uditiva, perché ascoltare i loro “versacchiotti e pure il pianto inconsolabile, erano musica per le mie orecchie, visiva, perché quei musetti di cucciolo di uomo, con quelle guance paffutelle e le manine serrate in un pugnetto, quell’aspetto così…disarmante che è proprio dei cuccioli di ogni specie e serve a proteggerli dall’aggressività degli adulti, mi faceva desiderare di coccolarli (io piccola di soli 6 anni!!!) e di prendermi cura di loro,    tattile, perché la loro pelle è seta pura e ti trasmette una sensazione di benessere. Sapevo già allora quale sarebbe stata la mia strada! Pediatra e Neonatologa. Così, quando sono stata accolta al Niguarda, ancora studentessa, ho iniziato a camminare in quella direzione, dapprima imparando a conoscere ogni sfumatura del neonato sano, quindi a capire quando qualcosa non andava, infine ad occuparmi dei piccolissimi prematuri e dei neonati con patologie. Consapevole che il distacco precoce dal grembo materno, l’impossibilità di essere stretti tra le braccia della mamma, (a quel tempo i reparti di terapia intensiva neonatale non permettevano l’ingresso dei genitori nei box dei piccoli sottoposti ad alta intensità di cure, per il rischio di infezioni anche molto gravi, data l’immaturità del loro sistema immunitario) uniti al fatto di essere sottoposti a manovre dolorose, potevano rappresentare un grave problema sia presente che futuro per un armonico  sviluppo  psico-fisico, ho sempre accompagnato ogni  mio atto medico alle carezze. Carezze delicate, parole dolci e appena potevo li prendevo in braccio e li coccolavo. In quegli  anni  ho imparato a capire il neonato, soprattutto ad “entrare in contatto empatico” con lui  e con la sua mamma (non me ne vogliano i papà, ma per i primi mesi di vita il neonato è completamente fuso con l’unica realtà che conosce  da quando si è formato….); ho capito il senso profondo di  quanto  la serenità della mamma sia  fondamentale per il benessere della coppia madre/bambino ed ho elaborato gradualmente il mio sapere, fatto di esperienza personale, di aggiornamenti, di spunti tratti dalla letteratura. Come mamma ho fatto tanti errori e anche questi mi sono serviti per capire e accettare il lato debole, per imparare che la perfezione non esiste e la sua ricerca genera solo stress e senso di inadeguatezza; ho imparato a perdonare i miei errori (si chiamano “colpe” solo quando li ripeti sapendo di sbagliare!!!) e ad incitare le mamme a fare altrettanto con se stesse. Oggi parto da questa mia esperienza e dal desiderio di continuare a crescere e avendo  delle competenze, sento il bisogno di condividerle con chi mi leggerà.