DIVORZIO…

DIVORZIO NOVITA'E’ noto a tutti che fino ad oggi, per procedere con la separazione o il divorzio tre anni dopo la separazione, occorre ricorrere al Tribunale anche per la separazione consensuale o il divorzio congiunto. I tempi necessari, variabili da tribunale a tribunale, non sono certamente compatibili con le aspettative di chi, raggiunto un accordo, vorrebbe sottoscriverlo al più presto davanti al Giudice per renderlo efficace.
Le recenti modifiche potrebbero andare in questa direzione e, se definitivamente convertite in legge, semplificare di molto la procedura.

LE NOVITA’ IN TEMA DI SEPARAZIONE E DI DIVORZIO

Al fine di alleggerire il lavoro dei Tribunale, l’art. 6 del D.L. 12 settembre 2014, n. 132 ha introdotto la negoziazione di convenzione assistita per giungere alla separazione o al divorzio o per modificare precedenti condizioni. Al momento (settembre 2014) la norma non è in vigore e occorrerà attendere la conversione in legge (entro il 12 novembre) e valutare eventuali correzioni.
Vediamo intanto, già da oggi, come è pensato l’impianto della norma .
Come funziona.
Con la negoziazione assistita da un avvocato i coniugi -vedremo poi in quali casi- possono concordare le condizioni della separazione e del divorzio ovvero modificare le precedenti pattuizioni o condizioni.
Il procedimento è semplice: le Parti con l’assistenza di un avvocato, raggiungono un accordo, lo formalizzano e l’avvocato è obbligato a trasmetterlo entro dieci giorni all’Ufficiale di Stato Civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto. Nel caso in cui l’accordo contenga atti soggetti a trascrizione, ad esempio la divisione di un immobile comune, la sottoscrizione dovrà essere autenticata da pubblico ufficiale. Vedremo poi nella pratica l’evoluzione della giurisprudenza ma oggi, per cautela, non avrei dubbi a suggerire al coniuge assegnatario dell’immobile di proprietà totale o parziale di altri, di trascrivere comunque l’assegnazione della casa coniugale e, quindi, di fare autenticare la scrittura.

Quando si può fare
Si può ricorrere alla negoziazione assistita solo in assenza di figli minori, o di figli maggiorenni incapaci, ovvero portatori di handicap o economicamente non autosufficienti. In tali casi, si dovrà applicare la precedente procedura e quindi ricorrere al tribunale. Delle tre ipotesi (peraltro non ben specificate dalla norma) la condizione del figlio maggiorenne non autosufficiente mi sembra quella che possa più dare adito a dubbi. Se il ragazzo non lavora e studia non sorgono problemi ma se il ragazzo maggiorenne lavorasse percependo una retribuzione modesta, che gli impedirebbe di vivere autonomamente, a mio avviso la norma sulla negoziazione assistita non troverebbe applicazione e si dovrebbe comunque ricorrere al tribunale. La giurisprudenza chiarirà in seguito questi aspetti.

L’accordo di separazione personale
L’art. 12 del D.L. regola nello stesso modo l’accordo di separazione personale che, a differenza della negoziazione assistita, può essere concluso davanti all’Ufficiale di Stato Civile.
Le differenze sono due: a) l’Ufficiale di Stato Civile riceve le dichiarazioni, quindi non partecipa alla genesi dell’accordo e non funge da mediatore; in sostanza occorrerà recarsi dall’Ufficiale di Stato Civile con l’accordo già raggiunto direttamente dai coniugi. b) La norma non si applica se si deve procedere ad atti di trasferimento patrimoniale. Un’esclusione formulata in questi termine é applicabile a qualunque forma di passaggio di un bene mobile o immobile dal patrimonio di un coniuge al patrimonio dell’altro coniuge. Probabilmente la norma é stata pensata per i trasferimenti immobiliari ma, così formulata, si applicherà anche al passaggio di proprietà di un arredamento, dell’auto di uno dei due coniugi, magari in comunione, o alla divisione del saldo del conto corrente comune. Anche qui dovremo vedere l’interpretazione della giurisprudenza.
Naturalmente si tornerà sull’argomento dopo la conversione in legge, non senza segnalare fin da ora che il ricorso alla forma del decreto legge – previsto per i casi di urgenza – con efficacia differita a data successiva alla conversione in legge, appare essere un’anomalia che potrebbe sfociare in qualche pronuncia della Corte Costituzionale.