ABBANDONO SCOLASTICO

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Di Silvia Pelizzi
Abbandonare la scuola per molte ragazze e ragazzi ( e le loro famiglie ) è una conseguenza logica, una risposta ad anni di sofferenza scolastica, di difficoltà vissute e variamente etichettate – pagella dopo pagella – che in breve si trasformano in profezie autoavveranti e nel conseguente abbandono.

Nei fatti, l’abbandono arriva nelle scuole superiori (ma solo perchè prima non si può per legge) come una soluzione prevista e prevedibile, un punto d’arrivo, una condizione costruita fin dai primi anni di scuola elementare. E’ proprio lì che infatti nei primi tempi di scuola, vengono accesi o spenti interessi, curiosità e amore per il sapere, è proprio lì, in quel delicato passaggio tra il gioco per conoscersi e il gioco per conoscere che il bambino imbocca la strada della gioia dell’imparare piuttosto che il disgusto per il lavoro che l’imparare richiede. Pare un paradosso ma il nostro paese che a partire dal primo 900 e poi decennio dopo decennio era riuscito a costruire uno dei migliori sistemi scolastici al mondo (tant’è che oggi ad esempio,in molti paesi ancora la didattica Montessoriana fa parte dei sistemi educativi di base) da tempo è dimentico del proprio passato, un passato dove il valore dell’inclusione sociale e delle pari opportunità di studio, non erano belle parola da riforma ministeriale ma una reale attività quotidiana di tanti tantissimi buoni maestri e professori. Oggi, situazione sociale comunicazione integrata e “diverse intelligenze” dei bambini creano una complessità non semplice da governare e da comprendere, tuttavia questi sono i nostri tempi e questi sono i bambini di questi tempi e meritano una comprensione ben oltre le vecchie metodologie didattiche o invenzioni “innovative” che rincorrono la speranza di creare eccellenze attraverso prove a dir poco bizantine, spesso più simili ad un esame per la patente che a valutare la reale crescita e maturità dei saperi di un bambino o adolescente. Sono quindi convinta che dati alla mano, e di fronte a quella che è palesemente una pandemia del sistema scolastico qualcuno debba interrogarsi seriamente e ancora più seriamente provvedere a far sì che il fenomeno abbandonico non continui nella sua escalation foss’altro per le conseguenze che questo provoca e provocherà nel medio – lungo periodo a livello sociale. Perchè l’abbandono scolastico non è un problema per chi solo abbandona, è un problema della collettività, è un costo altissimo molto maggiore di quanto costerebbe ridar corpo ad una scuola capace di creare si eccellenze ma attraverso la capacità di coltivarle e sostenerle in ogni bambino e nel rispetto della singolarità di ciascuno. Forse qualcuno dirà che è un sogno, forse qualcuno dirà che è utopia …personalmente e per l’esperienza di tanti anni sia di insegnamento (dalla scuola media fino all’Università ) che di supporto a bambini e ragazzi “bollati” dalla scuola per ritardi cognitivi o comportamentali sò che è possibile. Certo ci vogliono strumenti adatti ai tempi, comprensione dei sistemi cognitivi dei “nuovi bambini”, ma e sopratutto la capacità di creare armonia con quel giusto “amore” che è da sempre l’unico vero ingrediente capace di far innamorare di una materia e unire nel lavoro di ricerca educatori e allievi. Forse basterebbe anche solo ricordare la famosa differenza insita nelle parole e scegliere, quando si sale in cattedra o quando si è genitore se si vuole insegnare o educare.