SAI COME IL TUO BAMBINO VEDE LA REALTA’?

I PUNTI DI VISTA

Conosci cosa pensa il tuo bambino circa la realtà che lo circonda? Sai cosa pensa siano i sogni, oppure da dove viene il sole, da dove vengono le montagne? In attesa che le fonti di informazione ( i genitori, la televisione, la scuola, i compagni) lo aiutino a darsi delle risposte, il bambino si costruisce delle teorie e si dà spiegazioni senza chiedere all’adulto se siano vere, perché proprio la sua modalità di pensiero gli fa credere che tutto ciò che lui pensasia proprio la verità. Jean Piaget, psicologo svizzero, si è posto il problema di come i bambini, nelle diverse età, conoscono la realtà attorno a loro. Uno degli “esperimenti” che fece fu quello per capire se i bambini sannoche esistono “punti di vista” diversi dal proprio. Si è domandato se ilbambino che vede davanti a sé degli oggetti riesce a immaginarsi come li vedrà un altro bambino che è in una posizione diversa dalla sua. Fatti i dovuti esperimenti con una tecnica inventata appositamente per fare domande ai bambini, la risposta che Piaget ha trovato è che “il punto di vista” è un’acquisizione che si costruisce negli anni. Bisogna attendere quasi gli 11 anni perché il bambino abbia piena consapevolezza che gli altri vedono le cose diverse da lui, se sono in posizioni diverse dalla sua. Il tener conto di questa modalità di pensiero, può aiutarci quando dobbiamo spiegare cose importanti a nostro figlio senza dare per scontato che lui capisca il nostro “punto di vista”, o quando dobbiamo spiegarci il perché di certi suoi comportamenti apparentemente inspiegabili. Inoltre, aiutandolo a capire che una stessa realtà può essere vista in modo diverso secondo da che parte la si guardi, gli offriamo lo strumento della “relatività” che è molto importante e utile per godere appieno non solo di questo nuovo mondo multiculturale, ma anche per stare bene con l’amico, con la fidanzata e anche per comprendere certe conflittualità che lui può avere con se stesso. Volete provare con i vostri figli a giocare a “Punti di vista” con la bottiglia del succo di frutta, il barattolo dello zucchero e la scatola dei cereali? Gli dite: “Siediti al tavolo al tuo posto e disegna cosa vedi, poi fai finta di essere seduto al posto del papà e disegna cosa che vede lui, poi fai finta di essere seduto al posto della mamma e disegna cosa che vede lei” e così via con la nonna, il fratello…. A che età vostro figlio riesce a mettersi nei “panni degli altri”? E noi, che siamo abbastanza grandicelli, riusciamo a metterci nei panni degli altri per capire i loro punti di vista, in senso reale e in senso metaforico? A proposito di ascolto empatico, siamo in grado, noi adulti, di immaginare che l’altro abbia una visione della realtà diversa dalla nostra e non per questo motivo errata, ma semplicemente osservata da un’altra angolazione?

solidiL’ESPERIMENTO DI PIAGET

Su di un metro quadrato di cartone sono collocati tre modelli raffiguranti tre montagne, di diversa grandezza. Ognuna di esse presenta caratteristiche particolari: la più piccola è verde, con una casa e una strada a zig zag (che è visibile solo nella posizione C); la media è di colore marrone con una croce rossa sulla sommità ed un ruscello (visibile, questo, dalla posizione B); la più alta è di colore grigio ed ha la cime coperte di neve.Un pupazzetto era collocato, successivamente, accanto ad ognuno dei quattro lati del cartone. Al soggetto veniva chiesto di indicare in quale modo  ogni volta il paesaggio era visto dal pupazzo-osservatore. (ad esempio si chiedeva: “Il pupazzetto qui davanti (posizione B) scatta  una fotografia a ciò che vede davanti a sé.  Mi disegni come risulta la fotografia che il pupazzetto fa?.” Poi si metteva il pupazzetto in posizione A e si diceva: “Il pupazzetto qui davanti (posizione A) scatta una fotografia a ciò che vede davanti a sé. Mi disegni come risulta la fotografia che il pupazzetto fa?”. E così via… L’esperimento dà modo di scoprire che sin verso i 7/8 anni i soggetti non differenziavano la prospettiva relativa al punto in cui essi si trovano dalle altre prospettive possibili. Tendevano sempre a riproporre la prospettiva che percepivano loro stessi dalla posizione in cui si trovavano (se si trovavano in A disegnavano sempre il punto di vista di A anche se il pupazzo era in B o in C…..). Questo tipo di comportamento indica l’assenza di ogni consapevolezza che le posizioni relative delle tre montagne mutano col mutare del punto di osservazione. Soggetti più adulti (dagli 8 agli 11 anni) si rendono conto che, più o meno, i mutamenti di posizione dell’osservatore comportano trasformazioni nei rapporti spaziali fra le montagne, ma poiché si tratta di rapporti complessi, non giungono a dominarli tutti in una volta. Il problema dei “punti di vista” in questo caso viene risolto dopo gli undici anni (ad esempio il ragazzo capisce che, se il pupazzo è in C, non può vedere la montagna piccola verde perché è completamente coperta dalla montagna alta grigia).

JEAN PIAGET

Nacque e morì in Svizzera (Neuchatel 1896- Ginevra 1980), ma insegnò in diverse università. Laureato in scienze naturali, filosofo, psicologo, sociologo, è lo studioso che ha maggiormente contribuito a modificare l’immagine del fanciullo e dell’educazione nel XX secolo. Studiò i processi cognitivi legati alla costruzione della conoscenza nel corso dello sviluppo. Compì i suoi primi studi sperimentali sull’età evolutiva e le sue ricerche sugli schemi mentali dei bambini in età scolare partendo dall’osservazione dei suoi tre figli. Padre dell’epistemologia genetica, disciplina psicologica interessata allo studio delle origini (la genesi) della conoscenza, fondò a Ginevra il Centre International d’Epistémologie Génétique e la School of Sciences presso l’università di Ginevra.