L’ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE

Avvocato casa completa

Avv. Massimo Tucci
Gli aspetti principali del procedimento di separazione

In tema di separazione legale dei coniugi, uno degli argomenti centrali di discussione é costituito dall’assegnazione della “casa familiare”. Ad evitare equivoci appare opportuno sottolineare che l’assegnazione é concetto molto diverso rispetto alla proprietà: é semplicemente un diritto di godimento.

La casa familiare é il luogo ove i coniugi hanno posto la residenza di fatto, non necessariamente coincidente con quella anagrafica, quindi, anche se così dovrebbe essere, ed in cui sono vissuti i figli. La Corte di Cassazione definisce la casa familiare come “il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare”.

La legge, all’art. 155quater del codice civile (nella versione oggi vigente) dispone quanto segue in ordine all’assegnazione della casa da parte del Giudice della separazione:

1) Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli.
2) Dellassegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà.
3) Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio.
4) Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643 (3).
5) Nel caso in cui uno dei coniugi cambi la residenza o il domicilio, l’altro coniuge può chiedere, se il mutamento interferisce con le modalità dell’affidamento, la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati, ivi compresi quelli economici .

Esaminiamo la norma.
1.      Il primo comma dispone che l’elemento fondamentale per provvedersi all’assegnazione della casa familiare é l’interesse dei figli, con ciò riferendosi sia ai figli minori sia ai figli maggiorenni non autosufficienti e conviventi con il genitore affidatario. Tale (condivisibile) scelta legislativa risponde alla esigenza, prevalente su qualsiasi altra, di conservare ai figli di coniugi separati l’habitat domestico (così la Corte di Cassazione).Da sottolineare il valore assoluto del principio che la Corte di Cassazione definisce prevalente su ogni altro diverso e coesistente possibile criterio di scelta.
2.      Il secondo comma ha un contenuto apparentemente criptico che può essere spiegato con un piccolo chiarimento in fatto. Nell’ipotesi che, ad uno dei coniugi venga assegnata in godimento la casa familiare (perché affidatario dei figli) e la casa sia di proprietà dellaltro coniuge, si dovrà tenere conto di tale sacrificio economico nel porre a carico del coniuge non assegnatario il contributo per il mantenimento dei figli, che, quindi, sarà -teoricamente - inferiore.
3.      La legge, però, ad evitare abusi prevede delle situazioni che determinano il venir meno del diritto di godimento della casa familiare: come si vede tali situazioni sono tutte dipendenti dalla volontà del coniuge assegnatario, anche se l’assegnazione della casa é effettuata nell’interesse dei figli; quindi anche la dichiarazione di cessazione del diritto in questione dovrà essere condizionato alla valutazione dell’interesse primario dei figli. A chiarimento, occorre soffermarsi sulla cessazione dell’abitazione. La legge si riferisce ad abitazione che resti stabilmente vuota e non utilizzata dal coniuge assegnatario e non tiene evidentemente conto di assenze provvisorie e non connotate dal requisito della definitività o, perlomeno, di stabilità. Pensiamo ad una lunga degenza ospedaliera (durante la quale i figli abitino con i nonni) o ad un periodo di lavoro trascorso fuori sede per motivi contingenti (parliamo di mesi, evidentemente, non di un trasferimento stabile, magari con iscrizione dei figli a scuola in diverso Comune).
4.      Il 4° comma dell’art. 155 quater c.c. pone un problema di tutela per l’affidatario, soprattutto in presenza di figli molto piccoli. Immaginiamo che la casa familiare sia di proprietà del coniuge non assegnatario della stessa e che questi la venda. A prescindere da ogni considerazione delle ripercussioni sull’assegno di mantenimento, l’acquirente si troverà la casa occupata ma tale occupazione, se non trascritta presso la Conservatoria (come se fosse un rogito di compravendita) non gli sarà opponibile oltre i nove anni: ecco perché la trascrizione é un aspetto importante per chi ha i figli molto piccoli. L’esperienza insegna che, in caso di trascrizione, deve porsi molta attenzione al contenuto della nota di trascrizione (il documento che accompagna l’atto che viene trascritto ed in cui ne sono riepilogati i contenuti): se la nota di trascrizione non riporta il provvedimento di assegnazione della casa, é come se la trascrizione non fosse stata efficacemente effettuata.
5.      Come si può osservare dal 5° comma dell’art. 155 quater, i mutamenti di residenza dell’uno o dell’altro coniuge possono riverberarsi sulla determinazione dell’assegno di mantenimento.

Come si  é visto, la legge detta una serie di regole per l’assegnazione della casa familiare. E’ escluso qualunque provvedimento che possa incidere sulla proprietà della casa (magari se intestata ad entrambi i coniugi) o che possa disporre l’assegnazione ad un coniuge in assenza di figli. Altro aspetto importante é il criterio per l’affidamento dei figli. Ne parleremo….