La psicologia umanistica

La psicologia umanistica rappresenta la terza forza della psicologia, propone una visione del mondo alternativa, orientata alle esperienze soggettive interne piuttosto che sulle forze oggettive esterne. L’uomo è osservato nella sua dimensione olistica di unità psiche-soma in relazione con la realtà sociale. Tra i suoi esponenti più insigni ritroviamo autori come  Carl Rogers G.W. Allport, H. H. Maslow, Rollo May, , R. Cakhuff.

L’uomo è visto quindi, come un essere in divenire, soggetto attivo, tendente a uno scopo che si evolve tramite l’esperienza. È un essere che decide, che crea, tende all’autorealizzazione, cerca di dare senso e significato alla propria vita. Questo tipo di terapia è stato sviluppato tra gli anni ’50 e ’60 da Carl Rogers, durante la sua lunga esperienza clinica; tale approccio si basa su alcuni assunti concernenti la natura umana e i mezzi con i quali possiamo provare a comprenderla:

Le persone possono essere capite solamente partendo dalle loro percezioni e dai loro sentimenti, ossia dal loro mondo fenomenologico. Per capire un individuo dobbiamo concentrare la nostra attenzione non sugli eventi che egli esperisce ma sul modo in cui li esperisce, perché il mondo fenomenologico di ogni persona è la determinante principale del suo comportamento e ciò che la rende unica.

Le persone sane sono consapevoli del loro comportamento. In questo senso il sistema di Rogers è simile a quello della psicanalisi e dell’analisi dell’Io, poiché pone la consapevolezza delle motivazioni tra i suoi obiettivi principali.

Le persone sane sono capaci di comportamenti finalizzati e sanno darsi degli obiettivi. Esse non rispondono passivamente all’influenza dell’ambiente o alle proprie pulsioni interiori, e sono in grado di compiere scelte autonome.