COMUNIONE LEGALE

comunione beni

Avv. Massimo Tucci

La comunione legale dei beni è il regime patrimoniale ordinario tra coniugi salvo diversa convenzione tra gli stessi. Infatti, se i coniugi, al momento della celebrazione del matrimonio non prevedono nulla, viene applicato il regime di comunione legale dei beni.Comunione legale significa che ogni coniuge é automaticamente titolare, unitamente all’altro coniuge, di un diritto avente ad oggetto l’intero bene condiviso, senza quote di proprietà. Diversamente, rispetto alla comunione ordinaria, è sottoposta ad un regime speciale previsto dal Legislatore agli artt. 177 e segg. CC, che d isciplinano non solo le modalità del godimento dei beni già in comunione, ma anche l’acquisto di nuovi beni e crediti.

Costituiscono oggetto della comunione ex art. 177 cc:

• gli acquisti compiuti dai coniugi, insieme o separatamente, durante il matrimonio, ad esclusione dei beni personali;

• le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite durante il matrimonio;

• i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;

• i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi, se al momento dello scioglimento della comunione, non sono stati consumati.

Ciò significa che cadono in comunione gli acquisti effettuati dopo il matrimonio mentre, ad esempio, i beni di cui i coniugi siano proprietari al momento della celebrazione, restano esclusi dalla comunione legale. Non tutti i beni oggetto della comunione hanno lo stesso regime giuridico, a differenza delle prime due voci, infatti, che rientrano sempre e comunque nella comunione legale, i frutti e i proventi ne entrano a far parte solo al momento del suo scioglimento, formando la c.d. comunione de residuo; in pratica cade in comunione unicamente il risparmio. Ciò significa, ad esempio, che la retribuzione di ogni coniuge é esclusa dalla comunione ma il saldo del  conto corrente al momento dello scioglimento della comunione, anche se composto dall’accumulo delle retribuzioni personali, deve essere diviso in quanto facente parte della comunione: e ciò a prescindere dalla intestazione congiunta o singola del conto stesso.

I beni personali, indicati dall’art. 169 cc, esclusi dalla comunione legale sono:

• i beni acquisiti prima del matrimonio

• i beni acquisiti in costanza di matrimonio da donazione o successione;

• i beni di uso strettamente personale o necessari alla professione del coniuge;

• i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno;

• la pensione attinente alla perdita, totale o parziale, della capacità lavorativa;

• i beni acquisiti con il prezzo dei beni personali sopra citati o con la loro permuta, purché ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto.

Il secondo comma dell’art. 179 cc dispone che i beni immobili o mobili, per i quali è prevista la pubblicità ex art. 2683 cc (ad esempio l’automobile), acquistati dopo il matrimonio siano esclusi dalla comunione quando tale esclusione risulti dall’atto di acquisto se di esso sia stato parte anche l’altro coniuge. In sostanza é possibile escludere un bene dalla comunione legale se, al momento dell’acquisto, l’altro coniuge abbia dato l’assenso in modo esplicito, partecipando all’atto. L’amministrazione dei beni della comunione ex art. 180 cc, insieme alla rappresentanza in giudizio per gli atti ad essa relativi, spettano disgiuntamente ad entrambi i coniugi, cioè ognuno dei coniugi può rappresentare la comunione negli atti di ordinaria amministrazione. Diversamente, invece, il compimento di atti eccedenti l’ordinaria amministrazione, nonché la stipula dei contratti con i quali si vendono o si acquistano diritti personali di godimento e la rappresentanza in giudizio per le relative azioni spettano ad entrambi i coniugi. Si tratta, ad esempio, di quegli atti mediante i quali viene alienato un bene facente parte della comunione.

Per poter procedere allo scioglimento della comunione legale è necessario verificare che si sia in presenza di una delle cause di scioglimento previste dalla legge. Dette cause, ex art. 191 cc, sono:

• la morte, anche presunta, di uno dei due coniugi;

• l’annullamento del matrimonio;

• la cessazione degli effetti civili del matrimonio;

• la separazione personale legale (solo al momento della definizione del procedimento);

• la separazione giudiziale dei beni;

• la convenzione tra i coniugi nella quale si stabilisca di abbandonare il regime di comunione legale per sostituirlo con un altro consentito dalla legge;

• per fallimento di uno dei coniugi. Verificatasi una delle cause anzidette lo scioglimento produce l’effetto della cessazione della comunione legale dei beni e la conseguente divisione del patrimonio comune.

Possiamo dire, in conclusione, che la comunione legale é un istituto estremamente valido in costanza di matrimonio perché attribuisce ad ognuno dei coniugi, tranne i casi previsti dalla legge, la comproprietà degli acquisti o degli apporti di denaro (al momento dello scioglimento) ad esclusione di alcune eccezioni. Diventa un grosso problema al momento della separazione perché, verificandosi una delle ipotesi di scioglimento, i beni comuni devono essere divisi con non pochi problemi se i coniugi non sono in una posizione economica paritaria, in quanto  solo uno dei due coniugi sarà in grado di acquistare l’intero versando un importo a conguaglio. Inoltre, a seconda dell’attività lavorativa dei coniugi, eventuali problemi economici di un coniuge potrebbero ripercuotersi sull’intero patrimonio della famiglia. Deve quindi essere valutata molto seriamente l’opzione di optare per il regime di separazione dei beni